ULTRABLU

ANDREA CALCAGNO

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Prima di essere un buon disegnatore Andrea è innanzitutto un acuto osservatore del mondo; è solo a partire dall’osservazione della realtà che può nascere una poetica dell’irrealtà, ogni linea tracciata dal suo disegno corre sul crinale della fantasia. Fantasia e realtà sono le facce di una stessa medaglia, una contrapposizione tanto utile quanto antica. Alla parata immaginaria di Andrea non troveremo di certo animali che potremmo facilmente incontrare altrove e in caso vi capitasse di riconoscervi, ad esempio, un dromedario sappiate che è Il Dromedario che nuotò nel becco del pellicano! Il caro docile coniglio che conosciamo qui è in veste di cacciatore di bufali. Di sicuro non abbiamo mai visto Gli Asini in push – up o Gli Equini incollati, e mai avremmo pensato che esistesse un leone di nome Nico con la testa di gorilla. Ci ritroviamo molto velocemente, in un meraviglioso dispiegamento dell’immaginazione, a fare incontri bizzarri in una sfilata i cui partecipanti sono animali fantastici. La predilezione per il regno animale è accompagnata da una approfondita conoscenza di questo, il disegnatore in questione, diventa zoologo quando elenca con precisione il nome scientifico degli animali; ad esempio il delfino più studiato, il più abile nel compiere acrobazie fuori dall’acqua è il Tursiops truncatus detto Tursiope o delfino dal naso a bottiglia, non sarà difficile scorgerlo in uno degli ambienti illustrati da Andrea. Qualora vi venisse in mente la stravagante idea di domandargli il perché di questa sfrenata passione per gli animali, aspettatevi di essere dirottati, con l’astuta maestria di un illusionista, ad ascoltare barzellette e indovinelli; tutto questo perché non si chiede mai al mago da dove viene il coniglio che tira fuori dal cilindro.

Andrea è nato a Roma, il 17 luglio del 2000.

Il primo segno del suo essere speciale lo ha manifestato quando aveva poco più di due anni. Da quel momento ha cominciato a rinchiudersi in un mondo tutto suo. Da allora tutte le terapie e gli sforzi della sua famiglia, laddove possibile in sinergia con la scuola, sono stati tesi a riportarlo tra noi. Andrea ha risposto molto bene a tutti gli stimoli a cui è stato sottoposto ed oggi è un ragazzo sereno, allegro e gentile con tutti.

È un grande appassionato di animali, di cui conosce genere e specie, caratteristiche e abitudini. Ha iniziato a disegnare la notte di Natale del 2002, dopo aver ricevuto in regalo la lavagnetta di Ikea e per prima cosa ha disegnato la luna. Da quel momento non si è più fermato.

Mamma di Andrea

[1] J. L. BORGES, M. GUERRERO, Manuale di zoologia fantastica, a cura di G. Felici, trad. di F. Lucentini, Einaudi, Torino, 2015.

[2] Ibidem, p. 4.

Nel prologo al Manuale di zoologia fantastica Jorge Luis Borges esamina come per il bambino, che è uno scopritore per definizione, scoprire un cammello non è poi tanto più strano dallo scoprire l’acqua o le scale. Il bambino guarda alla tigre con gli occhi della meraviglia, rivelando un’attrazione atavica. Per Platone, scrive lo scrittore argentino, il bambino ha già visto l’animale, anche quello più feroce, nel mondo anteriore degli archetipi, e che dunque la sua scoperta non sarebbe altro che un riconoscimento. Proseguendo nell’indagine, Schopenhauer avrebbe da dire, invece, che il bambino guarda senza terrore la tigre perché non ignora che lui e la tigre sono della stessa essenza. [1] Gli animali fantastici, creature dell’immaginario umano, provengono dal mito, da un tempo immemorabile quando gli uomini e gli animali erano la stessa cosa, quando era molto sottile il confine che separa la realtà dalla fantasia. La popolazione fantastica è tanto numerosa quanto è profonda la necessità dell’uomo di plasmare la realtà con l’immaginazione. Borges scrive: “Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo; ma c’è qualcosa, nella sua immagine, che si accorda con l’immaginazione degli uomini, e così esso sorge in epoche e latitudini diverse”. [2] L’immagine del drago è, in effetti, presente nell’immaginario collettivo di tutte le culture da occidente a oriente, e seppur ce ne resti celato il senso, ne risulterebbe comunque un mostro necessario, tanto quanto è necessaria l’attitudine fantastica dell’uomo nel generare queste creature impossibili, un fare creativo che non ha luogo né tempo. Chi fantastica, almeno per il breve lasso di tempo che lo fa, espande il mondo; ci sono gli animali reali e poi ci sono gli animali di Andrea. In questo istante, molto probabilmente, lui disegna, fantastica, il suo immaginario si accorda con quello collettivo, come un suonatore che si unisce alla sua orchestra, e lo fa alla propria maniera. Nel suo Taccuino descrive le fattezze dei personaggi e ne racconta le vicende, con ironia e sorprendenti paradossi, secondo un modo vicino alla favola ma senza l’intento morale. Le tavole che illustrano graficamente gli animali non sono una ricognizione visiva degli esseri fantastici a cui ci hanno abituati i classici Bestiari. Nessun intento dunque, se non quello disinteressato dell’immaginazione di generare meraviglia, di rendere stupefacente il familiare, come fossimo per la prima volta, con gli occhi dell’infanzia, di fronte a un lupo, e che magari quest’ultimo avesse pure un accappatoio e delle pantofole o incontrassimo al bar il Mammut Bus intento a mangiare un gelato al cioccolato.

 

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