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GIACOMO CALDERONI

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«The great artist of tommorow will go underground».[1] Era quanto immaginava Marcel Duchamp sul futuro dell’arte, un’arte che dovesse diventare sotterranea. Il grande artista del domani avrebbe dunque agito nel sottosuolo.

Al sottosuolo Giacomo però preferisce la superficie delle strade di Roma quelle che non portano da nessuna parte, quelle che si interrompono e quelle che ti portano dove vogliono loro. Quelle strade dove i semafori più che regolamentare il traffico sono «incanti visivi»,[2] se ne stanno lì a ricordare, al malcapitato che aspetta il verde, il tempo che passa in una città ferma nel tempo.

Nelle storie di Giacomo questa città traspare in tutta la sua surrealtà, una città che esiste ma che al contempo non sembra essere reale. La strada è la sua sceneggiatura. La storia è lì, dietro l’angolo al primo incrocio; difatti la trama dei suoi racconti si sviluppa con il disegno «è un po’ come quando cammini per strada e non sai cosa ti succederà», precisa lui stesso.

Uno sviluppo narrativo costruito con naturalezza, quella spontaneità tipicamente underground che Giacomo riporta in superficie assieme all’assenza di una sceneggiatura prestabilita e soprattutto lo stare dentro il quotidiano della vita, nelle pieghe autentiche dell’esperienza.

Dall’attesa vana di un autobus che salta la tua fermata, da un diverbio sul posto a sedere, può prendere avvio la trama per una storia. E quando meno te lo aspetti la vicenda può subire un’inversione di marcia e risolversi in modo imprevedibile; sono gli esiti inaspettati di una Roma volubile la cui variabilità si misura sugli umori dei suoi abitanti, ancora meglio sul popolo dei pendolari.

Giacomo Calderoni è nato a Roma il 14 marzo 1998, fin da piccolo dipingeva sui muri con lo spray in un piccolo negozio nei pressi di Piazza Bologna a Roma. Diplomato al liceo artistico di "via Ripetta" in Arti Figurative, sempre interessato al writing e all'arte di strada ha approcciato ad essa in modo completo nel 2014. Ha dipinto varie pareti fra le strade di Roma e decorato diversi locali. Contemporaneamente sviluppava sempre di più l’interesse per l’illustrazione e il fumetto. Il suo primo fumetto, una piccola storia di 15 pagine, è del 2014. Il secondo fumetto nasce nel 2015 “Stornelli”. Il terzo, “Shelter” straordinario racconto fra le strade di Roma è stato premiato alla prima Biennale dei Licei Artistici del 2016 con una menzione speciale.

Il prossimo fumetto, sta nascendo nell’atelier ultrablu, è il più impegnativo e complesso, uscirà nell’autunno 2018.

Una stazione Termini ripresa nei suoi fumetti come lo snodo fondamentale di una narrazione; chi vi arriva non sa bene come ne uscirà, probabilmente molto cambiato è facile immaginarselo date le premesse. Puoi tentare di accenderti una sigaretta, anche se non fumi, come espediente per far entrare in scena un autobus che stenta ad arrivare, siamo in una storia di Giacomo ambientata a Roma.

Dai muri della strada al foglio di carta il passo è breve. Dal suo recentissimo passato di writer deriva un uso fresco e sapiente del colore che riversa nel fumetto con campiture piene e uniformi. L’autoevidenza dei colori piatti nella loro qualità di contrasto immediato e facile leggibilità fanno scorrere le pagine senza interruzioni, una pagina tira l’altra.

E se i graffiti devono fuoriuscire dal muro qui il fumetto straborda come il colore dal suo tubetto. «Un’arte per tutti» dice Giacomo riferendosi a ciò che vorrebbe che fosse il suo lavoro; dal graffito che se ne sta affacciato sulla strada in rapporto diretto con la città e le persone, al fumetto che arriva direttamente in casa, quella premessa è ben segnata. Non tutte le strade portano alla stessa Roma, ce n’è una diversa ad ogni angolo, è quanto rammentano le cartoline «ricordo» insieme allo skyline metropolitano che Giacomo fa per ogni quartiere.

La città che riprende è contemporaneamente scenografia e sceneggiatura, è costruzione di uno spazio credibile dove i suoi elementi di arredo urbano, i semafori, i lampioni, i cartelli stradali, le fontanelle ecc., rivelano invece nel racconto l’altro lato ironico e fantastico della realtà. La città, nell’eterogeneità dei suoi quartieri, viene trasformata dai suoi abitanti che a loro volta ne risultano rocambolescamente trasformati in un’interdipendenza dinamica. I palazzi, le ville, i giardini noti e quelli meno noti, queste immagini assieme alla trama delle storie che racconta il giovane autore, non sono altro che un pretesto per parlare sempre dello stesso argomento: la città e cosa fanno i romani, il tutto visto sotto la lente autobiografica secondo un modo divertente e capace di ricaricare di novità quello che pensiamo di conoscere e crediamo di aver visto tante volte.

Jasmina Mulalic

[1] «Il grande artista di domani andrà sottoterra» è la frase conclusiva di un celebre intervento di Marcel Duchamp in una conferenza a Filadelfia nel 1961. Il termine underground fu utilizzato per la prima volta dall’artista in tale occasione per determinare il significato di una cultura in antitesi a quella dominante regolata da logiche di mercato.

[1] Nel film La grande bellezza di Paolo Sorrentino, l’accensione del primo semaforo installato a Milano è la grande bellezza per un vecchio cineasta che ricorda, così, la sua prima sensazione di «incanto» visivo. In un’altra scena il protagonista si ritrova improvvisamente di fronte un semaforo nel nulla, un riferimento del regista ai «tanti strazi urbanistici di Roma».

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