• Alessandra Spagnolo

DEL DARSI IN PASTO.


Perché fino ad ora non si è mai scritto nulla come quello che leggerete di seguito?


Forse per l’incapacità di riuscire a parlarne, forse per il timore di svelarne le preziosità, con la paura di portare a conoscenza di molti che puntano a depauperare lo scrigno prezioso Ultrablu.


Forse è stata la sensazione del sentirsi “scoperti”, in pericolo, arrivando ad esporsi parlando di dinamiche così delicate e privatissime che si innescano durante la pratica quotidiana in atelier.


O forse la paura di essere strumentalizzati, non capiti fino in fondo, giudicati nei più beceri modi, sentendosi come sotto il costante movimento di una sciabola che oscilla fra la paura di deludere e il dolore dell’essere delusi.


Con ogni probabilità è lì dove il coraggio manca che si patisce terribilmente una condizione di rigidità, forse è anche la paura che paralizza, così per sbloccare, uscire fuori o meglio tirare fuori, bisogna essere coraggiosi e, per andare oltre, bisogna superarsi fidandosi degli altri ma prima di tutto di se stessi.


IL SOFFITTO DELL'ATELIER E LE CARTE DA GIOCO

In quest’ultimo periodo respirare l’aria di Ultrablu non è cosa facile per via dei molti progetti che bollono in pentola... se stai lì devi farti spazio fra emozioni intense e a volte contrastanti, ansie, aspettative e delusioni, pianti e risate fragorose.


Tra gli obiettivi da raggiungere c’è la pubblicazione a breve di due nuovi libri “speculari” in cui due coppie di artisti, cercano rispettivamente di entrare in connessione tra loro rispecchiandosi a vicenda.

Il rispecchiamento è una delle massime forme di conoscenza di se stessi e del mondo circostante, in pratica dove finisco io cominci tu... ma dove finisco io?


Per sapere quali sono i miei margini ho bisogno di conoscermi e quindi, chi sono io?

A questa domanda forse non è facile rispondere verbalmente, descriversi è una delle cose più difficili che si possa fare, descriversi sinceramente intendo.

Per ovviare all’impasse della ricerca di Sé, in atelier cerchiamo di fare e basta senza snaturare l’immaginario di nessuno, in una pratica quotidiana libera e nel continuo scambio del dare e ricevere fiducia nei propri gesti e poi dopo anche nelle parole.


Se varchi l’uscio del piccolo garage soppalcato in zona San Pietro, in questi giorni, sei circondato e osservato da strani personaggi, alcuni ti fissano in modo imperituro.

Provenienti da chissà quali mondi, sono i protagonisti delle tele di Tristano che sta preparando la sua prima mostra personale, a soli 23 anni, presso la Contatto Gallery di Roma.


TRISTANO

Tristano, creatura dalle viscere perennemente in subbuglio e dalla profonda sensibilità, crea opere di diverso formato sperimentando tecniche artistiche più svariate, racconta una dimensione certamente di natura onirica fatta da ocre, blu e rossi di grande intensità, in cui, puoi entrare solo se hai coraggio, infatti, solo se riesci a fare un po’ di “silenzio” puoi sentirli parlare i suoi quadri... ti sussurrano: “ che ci fai ancora sveglio? Dai su entra!”


A proposito della parola “contatto” che sta anche per “con - tatto” ovvero "del fare con delicatezza", non deve essersi trattato di un caso l’incontro con le due galleriste Irene e Olivia della Contatto Gallery, perché la sensibilità è una delle cose più importanti nelle relazioni di ogni genere e loro ne hanno dimostrata tantissima.


Una forma di contatto può essere ad esempio data dal bisogno di dare e ricevere attenzione anche attraverso il contatto fisico e la messa in discussione di ciò che sentiamo attraverso la nostra pelle, o semplicemente quel prendersi cura vicendevolmente l’uno dell’altro, uno degli atti più spontanei e necessari di cui disponiamo per vivere.


Ad esempio, Maria Vittoria, ormai da due venerdì mi mette lo smalto sulle unghie prima di iniziare a dipingere.

Ne ha a decine e di colori bellissimi, con una precisione orafa finisce il lavoro su di me in 5 minuti, con rarissime sbavature ripetendo di tanto in tanto i nomi dei colori scelti, e io mi sento come se fossi una sua tela.


MARIA VITTORIA

Poi finito con me, ritorna a lavorare sulla carta, le sue mani smaltate scorrono veloci, linee ben definite a matita creano spazi da colorare dall’essenza radicale, realizzando le forme vitali di straordinaria forza che ormai tutti voi conoscete, sempre cinque o sei opere su A3 in un paio d’ore.


Per aspettare che lo smalto si asciughi, sto con le mani per aria e mi sento più legittimata ad osservarla e a parlarle senza sentirmi invadente o indiscreta, prima che anche io mi lasci andare al mio disegno quotidiano.


Lasciatemi pensare un attimo... ora potrei parlarvi di Guglielmo l’ultimo arrivato, di soli dieci anni, la cui acutezza è invidiabile oppure di Damiano, Simone, Andrea, Matteo, Alessio, Giorgio, i due Giacomo, Davide, Valerio, Cesare e ancora Eugenio, Virgilio, Diego... ma forse sarebbe un po’ troppo adesso, sia per me che per voi.


Siate curiosi e abbiate pazienza, conoscerete ognuno di loro a tempo debito.


Ah dimenticavo... da qualche settimana il soffitto dell'atelier è pieno di carte da gioco (come si vede nella prima foto), Tristano ha dato il via riuscendo a primo colpo a conficcarne una lanciandola da sotto, con tutta la sua forza in una serie di gesti che coinvolgono tronco - spalla - braccio - polso.

Così all'improvviso, sentendo probabilmente la necessità di scaricare la tensione accumulata durante le lunghe giornate che hanno preceduto la sua prima mostra personale, ha dato il via a questa attività che poi ha coinvolto tutti in momenti di grande leggerezza e fragorose risate.


Dell'accumulare e del lasciare andare e di altri processi complementari in cui uno non esisterebbe senza il proprio contrario... o ancora, del perché si senta il bisogno di ristabilire costantemente uno stato di equilibrio.


A questo proposito sentirei il bisogno di parlarvi del fisico danese Niels Bohr e di una sua celebre frase che recita "Contraria sunt complementa" o ancora della storia dell'equilibrio statico e di quello dinamico...

ma è meglio parlarne in seguito altrimenti poi non so più che raccontarvi.


Eccoci dentro la quotidianità di Ultrablu, e se farete con tatto, entrando in punta di piedi per capirci, sarete i benvenuti!



E’ Alessandra che vi parla, da quasi 31 anni in questo mondo, facilitatrice delle attività in atelier, ormai da 9 mesi dentro Ultrablu, in qualità di persona che si sta conoscendo e che sta cercando di conoscere gli altri, che ha avuto bisogno dei tempi di una gestazione per "tirar fuori" e per accettare la cura di un blog a frequenza che non ha ancora deciso.




A presto!

Alessandra Spagnolo

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