ULTRABLU

ULTRABLU

il nome

ULTRABLU

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Dirò un giorno le vostre nascite latenti:

A, delle mosche neri pelosi corsali

Che ronzano sui crudi fetori, splendenti,

Golfi d’ombra; E, candori di tende e vapori,

Lance di fieri ghiacciai, fremiti di umbelle,

Re bianchi; I, porpore, sputo di sangue, belle

labbra ridenti a pentite ebbrezze o a furori;

U, cicli, di mari verdi divine fughe,

Pace di animali ai campi, pace di rughe

Che l’alchimia imprime all’ampio viso saggio;

O, suprema Tromba piena di stridi fondi,

Silenzi solcati dagli Angeli e dai Mondi:

- O l’Omega, dei Suoi Occhi il violaceo raggio!

Arthur Rimbaud, Voyelles, 1872

ULTRABLU

Quando la parola si spegne come suono nasce come immagine.

Ogni lettera agisce come contenitore di energia e Ultrablu è una parola che si regge da sola, in virtù della simmetria delle due vocali di apertura e chiusura che le consentono di tenersi in equilibrio come una barchetta in mezzo al mare. Il colore blu oltremare, in inglese ultramarine blue, deriva dal latino ultramarinus, letteralmente “al di là del mare”, poiché il pigmento veniva importato in Europa da oltre mare. Dunque, l’antica parola ultra si traduce in oltre; un termine, quest’ultimo, che nella sua accezione più estesa esiste per indicare il superamento di un certo limite, spaziale, temporale o ideale e che per avere senso ha necessità di fare riferimento a una condizione preesistente. Dire, allora, al di là, significa portare con sé il ricordo costante dell’aspirazione a superare ogni stato raggiunto, muoversi sempre oltre ogni sicurezza. In questo senso, la barchetta Ultrablu non possiede ancore ma solo remi, poiché lo scopo di questo viaggio è il navigare stesso, rifuggire dagli approdi sicuri e dalle definizioni facili per trovarvi una momentanea sicurezza. La barca si orienta lungo la linea d’orizzonte dove il blu del mare imbianca per tendere al cielo, a metà strada, in un perfetto equilibrio, tra il blu delle profondità e il blu delle altezze in un perenne ondeggiare che è poi l’essenza stessa del suo esserci. La barca, in fondo, vuole fare la barca, pertanto niente ancoraggi ma solo mare aperto dove dispiegare le vele al vento.

Per Hillman il blu è il colore dell’immaginazione tout court. Questa rimuove le cose ordinarie dal loro senso ordinario riportandole alla loro base immaginale. L’alchimia ha, difatti, inizio: “Nella volta azzurra, nel mare, nella mente che pensa per immagini, che immagina in modo ideativo [...] con parole che sono insieme immagini e idee, con parole che trasformano le cose in idee lampeggianti, [...] potere blue della parola”. [1] Come già osservava Gaston Bachelard, possiamo guardare il sole come un oggetto e dimenticarlo presto, ma se lo si inizia a guardare e a viverlo come un’immagine potremmo, invece, cogliere un invito ad andare al di là, poiché l’oggetto è fisso mentre l’immagine si espande e si contrae, rimanda oltre. [2] Ma al di là non è un luogo, bensì una categoria dell’orizzonte come scrive Vidal: “L’orizzonte è sempre al di là [...] Lo contengo, eppure è sempre al di là. Non cesserà di allontanarsi mano a mano che avanzerò verso di esso. Così il contenuto del simbolo è sempre al di là”. [3] Nella storia millenaria sul simbolismo del colore si inserisce anche Goethe quando scrive che una superficie blu sembra allontanarsi da noi ma ci trascina al suo seguito. [4] I colori sono tra le cose più astratte che esistano e tra questi il blu è il meno terrestre, il più raro in natura. Il cielo non è blu, il mare non è blu, si tratta di un colore mentale, fatto di lontananze e profondità, lo conteniamo come l’orizzonte solo da una distante intimità per dirla con le parole di Rilke. Nel 1944 nella sua autobiografia, Jung descrive così il blu: “Mi pareva di essere sospeso in alto nello spazio, e sotto di me, lontano, vedevo il globo terrestre, avvolto in una splendida luce azzurrina, e distinguevo i continenti e l’azzurro scuro del mare [...] la sua forma sferica era chiaramente visibile e i suoi contorni splendevano di un bagliore argenteo, in quella meravigliosa luce azzurra.” [5] Qualche anno più tardi, l’intuizione visionaria di Jung venne confermata da Jurij Gagarin, che osservando la terra dallo spazio esclamò: “La terra è blu”.

In Voyelles, Rimbaud evoca, tramite le analogie simboliche, le intime corréspondances tra le cose direbbe Baudelaire, la trama sottile che lega tutte le cose. Ecco allora che l’immagine della barca invoca istantaneamente l’idea di un passaggio all’altra riva e per un legame latente e immanente tra l’involucro della barca e le acque profonde, suggerisce connotazioni ancora più lontane nel tempo, come quella di protezione dal caos sottostante che è così primordiale che in passato le case si costruivano a forma di navi. [6] Per il poeta John Keats il caos in cui viviamo ha lo scopo di fare anima, un’espressione, quest’ultima, ripresa da Hillman per significare il lavoro di ricerca e l’ascolto del proprio mondo immaginale, il coltivare la propria anima e realizzarne le insite potenzialità; assecondare una ghianda che a tutti i costi vuol diventare una quercia, cioè se stessa. In sostanza, Ultrablu vuole essere lo sforzo per creare le condizioni ideali, al di là dei limiti, per un veleggiare libero.

  

[1] J.HILLMAN, Fuochi blu, a cura di Thomas Moore, Adelphi, Milano, 2016, p. 60.

[2] J.VIDAL, Alla scoperta del simbolo, in Mircea Eliade e Ioan P. Couliano (a cura di), Dizionario dei simboli,  Jaca Book, Milano, 2017.

[3] Ibidem, p. 11.

[4] GOETHE, J. W., La teoria dei colori, il Saggiatore, Milano, 2008.

[5] JUNG, C. G., Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di A. Jaffè, Bur Rizzoli, Milano, 2013, p. 352.

[6] AA. VV., Il libro dei simboli. Riflessioni sulle immagini archetipiche, Taschen, 2011.

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